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L'arrivo documentato negli archivi

Il carattere frammentario delle informazioni presenti nei documenti consultati, non consente di ricostruire in maniera dettagliata le dinamiche legate all'attività assistenziale attuata in favore dei profughi giuliano-dalmati. Attività affidata nei singoli comuni ai locali Enti Comunali di Assistenza, la cui azione è strettamente collegata a quella dell'Ufficio Provinciale di Assistenza Post-Bellica, direttamente in relazione con il superiore Ministero di Assistenza Post-Bellica, che estende anche ai giuliani arrivati nella provincia di Cuneo lo stesso trattamento praticato nei confronti di quelli residenti in altre località della penisola, e cioè l'erogazione di un sussidio di "300 giornaliere a ogni capo famiglia e di Lire 200 per ogni altro componente della famiglia". Una concessione che oltre a coinvolgere gli esuli giuliani è attuata anche nei confronti dei "profughi della Valle Roja". [Il subalpino]

Le carte del fondo della Prefettura di Cuneo permettono di seguire da vicino pochi ma significativi casi relativi all'attività assistenziale svolta in favore degli esuli giuliano-dalmati, che il più delle volte si trovano a dover vivere in condizioni di indigenza, ben riassunte da una lettera scritta al Ministero di Assistenza Post-Bellica da un profugo di Pola, arrivato a Mondovì nel 1947 e costretto a vivere "in un' abitazione oscura, umida e perciò malsana, assieme ad un'altra famiglia, cosicché nella camera da letto dormiamo in otto persone". Per alleviare la sua condizione ("disoccupato con la moglie e i figli minori a carico") il Comune eroga mensilmente in "un sussidio" che, lamenta l'autore della lettera, "non è sufficiente e sta per finire". [ASCn, Fondo Prefettura]

La concessione di un sussidio giornaliero sembra essere una pratica attuata anche in altre località della provincia, come dimostra ad esempio la vicenda di una famiglia di profughi di Arbe, in Dalmazia, residenti a Garessio. Augusto Ferraris, sindaco del Comune, invia in data 6 giugno 1947 una lettera all'Ufficio Provinciale di Assistenza Post-bellica, informandolo che ai due profughi "perché bisognosi, viene regolarmente corrisposto un sussidio di Lire 20 giornaliere al capofamiglia e di Lire 17 alla moglie". Nella lettera il primo cittadino chiede se tale sussidio debba "continuare in quella misura, oppure essere portato, analogamente ai profughi di Pola, a Lire 300 al capofamiglia e 200 alla moglie". Qualche giorno più tardi l'ente interpellato risponde affermativamente alla domanda. Non sempre però i profughi giuliano-dalmati possono beneficiare di assistenza. In questo senso è emblematico il caso di una donna originaria di Parenzo, giunta a Fossano nel marzo del 1947. Secondo quanto affermato dal sindaco in una lettera inviata il 19 luglio dello stesso anno all'Ufficio Provinciale di Assistenza Post -Bellica, la donna, che "ha lasciato nel comune di origine tutto il mobilio e gran parte della biancheria.",è sposata con un militare che presta servizio "con il grado di Maresciallo ordinario presso il II Centro di Addestramento reclute di Fossano". Il sindaco chiede dunque se la donna"abbia diritto all'assistenza e in quale misura". Il 1° agosto 1947 arriva la risposta dell'Ufficio Provinciale di Assistenza Post Bellica, che informa il primo cittadino come alla profuga "non competa alcun sussidio, in quanto il proprio marito presta servizio presso Centro di Addestramento reclute di Fossano". Per quanto concerne la concessione "di mobilio e vestiario", si legge nel documento, "essa può richiederlo direttamente tramite il Comitato Fra Giuliani di Torino, sito in via Vela 11".

Giornali

Articolo di giornale Il trattamento dei profughi giuliani esteso a quelli della Valle Roja, «Il subalpino», 25 febbraio 1947 [Leggi l'articolo completo]

Riferimenti archivistici

 Archivio di Stato di Cuneo, Fondo Prefettura, Serie I, Categoria 26, Profughi.